
Poco fa ho rivisto in televisione il videoclip di 1979 degli Smashing Pumpkins.
Era un po' che non mi capitava di vederlo per intero e stasera mi ha fatto un certo effetto. Ho pensato che in fin dei conti gli Smashing Pumpkins per me sono finiti con 1979, con Mellon Collie per essere più precisi.
Il mio primo contatto con gli Smashing Pumpkins è "databile" estate 1993. Ricordo ancora distintamente una mattina di quell'estate, quando ho finalmente prestato un po' di attenzione al video di Today, quello in cui Billy Corgan è alla guida di un furgone che viene progressivamente "psichedelizzato" dai passeggeri che uno alla volta raccoglie per strada.
Poi Disarm, imparata in fretta e furia prima di andare in Austria (assieme a Say something dei James, visto che a Gabrielle piacevano i James...) per darmi quel tocco in più di cultura alternative che non gustava mai (beh, ai tempi gli Smashing Pumpkins erano ancora catalogati come alternative...).
Poi ricordo la prima pagina dedicata agli Smashing Pumpkins su un numero di Melody Maker, comprato a Cagliari di ritorno da una visita di leva particolarmente prolifica dal punto di vista musicale, dato che avevo dato fondo al mio budget (tranne 1.000 lire, perché non si sa mai) acquistando oltre ad una copia di Melody Maker e di NME (valevoli tremiliardi di punti sulla tessera del giovane alternativo) anche Remasters dei Led Zeppelin, doppio CD pagato cinquantamilalire tonde tonde.
Poi è arrivato Siamese Dream ed è scoppiata la passione. Un disco come non ne avevo mai sentito, suoni nuovi, atmosfere nuove per un ex ragazzino musicalmente presuntuoso cresciuto vampirizzando la collezione di vinili dei suoi zii (a proposito grazie, stragrazie).
Siamese Dream era duro e rumoroso ma "senza borchie"... più per chi dopo una scorpacciata di Nirvana e Pearl Jam si lecca le labbra e chiede: "e poi??" che per metallari (beh, decisamente), un disco che sarebbe valso tutti i soldi che costava anche se avesse contenuto solamente Soma e Mayonaise. Probabilmente potrebbe essere il disco più importante dei miei primi anni 90, anche se senza i Nirvana non ci sarei mai arrivato, ma questa è un'altra storia.
Dopo aver consumato Siamese Dream ho aspettato con impazienza Mellon Collie and the Infinite Sadness, che ero riuscito in qualche modo a procurarmi un giorno prima della data di uscita, dopo aver letto sognante la recensione (voto 9) di Rumore che ne descriveva in anteprima le meraviglie.
Mellon Collie è un disco talmente complesso e vasto da poter spiazzare ad un primo ascolto. Ci sono dentro momenti di meraviglia assoluta (Galapogos, Porcelina of the Vast Oceans), canzoni fisiologicamente interlocutorie e 1979, appunto.
(Ci sono arrivato)
In qualche modo Mellon Collie mi ha sempre lasciato una strana sensazione dopo ogni ascolto, il sapore di un disco d'addio, una meraviglia unica ed irripetibile, previsione putroppo avveratasi per quanto mi riguarda, perché tra quelle canzoni c'era il seme della futura disfatta degli Smashing Pumpkins, l'imbruttimento e la virata verso dei suoni ed un'immagine sempre più cupi, sempre più introversi e lontani da quanto mi aveva fatto innamorare di questa band.
Il video di 1979 è probabilmente quello in cui ho ritrovato per l'ultima volta la freschezza di una band in cui da ragazzo mi ero identificato, per la rabbia ma anche la leggerezza, per una musica sospesa in una dimensione diversa. Poi le vicissitudini di Jimmy Chamberlin e D'arcy, i tormenti di Billy Corgan ed un viaggio musicale ed umano proseguito fino all'autodistruzione di una delle band più influenti della storia del rock moderno.