giovedė, marzo 24, 2005

Otis e mio padre

Oggi sarebbe stato il cinquantasettesimo compleanno di mio padre.

Dal punto di vista strettamente musicale, mio padre non ha mai rappresentato il mio prototipo di appassionato di musica, anzi... l'idea che mi sono sempre fatto di lui č di qualcuno a cui la musica scivolava addosso, puro sottofondo di una vita passata in gran parte ad essere troppo occupato a fare altro, ad avere faccende pių serie a cui badare. Mio padre, capace di confondere qualsiasi canzone ma anche di comprare un disco di Gershwin di punto in bianco, perchč l'ispirazione arriva anche all'improvviso, com'č giusto che sia.

Ad ogni modo io ho un debito musicale nei suoi confronti: un debito di due soli nomi, ma pesanti.

Uno č Barry White, zio di tutta la mia generazione. (tutto detto.)

L'altro, il suo unico vero grande amore musicale: Otis Redding.

Mio padre aveva un sesto senso per Otis Redding, lo riconosceva a pelle, lo sentiva addosso. Qualunque cosa stesse facendo, le prime note di una canzone di Otis Redding riuscivano a rapirlo e fargli brillare gli occhi, a volte persino battere il tempo con il piede, pura fantascienza. Risentire (Sittin' on) The dock of the bay stanotte mi riporta a quei rari, preziosi momenti in cui la musica riusciva a far sognare mio padre e fargli borbottare tra sč e sč "Questa č musica", con l'orgoglio di chi sa di essere arrivato per primo alla X sulla mappa del tesoro. Io e la mia musica rumorosa, la mia pretenziosa sfilza di gruppetti alternative rock non potevamo che inchinarci a tanto splendore.

Questa te la devo Pa, grazie della dritta.