Alta Fedeltà

Sull'onda dell'improvviso risveglio del mio orgoglio di lettore, dopo aver finito due giorni fa il Codice Da Vinci, ieri notte ho finito anche Alta Fedeltà di Nick Hornby, che avevo in regalo da un'amica (grazie Francesca), dono probabilmente ispirato dalla mia abitudine di tirare in ballo abbastanza frequentemente musica più o meno astrusa, oltre una certa propensione alle classifiche (anche se non necessariamente da 5 posti).
Ho letto il libro in due giorni, meglio, due notti distanti due anni.
La prima notte, in cui avevo divorato metà libro, il mio principale motivo di interesse erano la musica e le classifiche, gli Smiths (guardacaso), il Blues e la Motown e gli altri innumerevoli titoli citati nel libro (celo, celo, manca, celo, manca, manca), che mi hanno fatto spesso dubitare della mia presunta "cultura" musicale. Ieri notte la chiave di lettura, tra l'altro particolarmente attuale, era quella di un tuffo nelle catastrofi sentimentali di un trentaequalcosaenne... un quasi collega insomma, visti i miei ventotto-anni-quasi-ventinove.
Finito il libro ho la sensazione che a confronto di tutto questo il Graal non sia poi questo gran mistero.
Intanto sento Marvin Gaye, qualcosa succederà.


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